Cronaca 

Maldive, il viaggio dei sub e il nodo dell’università: le famiglie chiedono verità

Gli esami autoptici sulle cinque vittime sono iniziati a Gallarate, ma il fronte decisivo dell’inchiesta riguarda anche il possibile legame tra le immersioni nell’atollo di Vaavu e le attività scientifiche dell’Università di Genova. I legali dei familiari chiedono di chiarire autorizzazioni, documenti e responsabilità

Non c’è solo la ricostruzione tecnica di quanto accaduto in profondità, nelle acque dell’atollo di Vaavu. Nella tragedia dei cinque sub morti alle Maldive si apre con sempre maggiore forza anche un altro capitolo: quello del possibile collegamento tra quelle immersioni e l’attività accademica svolta per l’Università di Genova. È su questo punto che insistono i legali delle famiglie, mentre a Gallarate sono cominciati gli esami autoptici sulle salme rientrate in Italia e gli investigatori cercano di mettere insieme documenti, comunicazioni, strumenti e autorizzazioni.

La posizione dei familiari di Monica Montefalcone, docente ed esperta di ambiente marino tra le vittime, è netta. Secondo l’avvocato Alessandro Albert, quelle trasferte non sarebbero state episodi isolati né iniziative improvvisate, ma attività ripetute nel tempo, con una cadenza che poteva essere annuale o anche semestrale. Per il legale, l’ateneo genovese non poteva non essere a conoscenza del tipo di lavoro svolto. L’altro avvocato della famiglia, Giuseppe Pugliese, richiama un elemento che considera centrale: Monica Montefalcone non si trovava alle Maldive come una turista in vacanza, ma come una professionista altamente qualificata, impegnata in un contesto che, secondo la difesa dei familiari, aveva un evidente profilo scientifico e universitario.

È una valutazione condivisa anche dall’avvocato Antonello Riccio, che assiste i familiari di Federico Gualtieri, neolaureato in biologia marina e anche lui morto durante la spedizione. L’obiettivo, ora, non è soltanto accertare la dinamica dell’incidente subacqueo, ma comprendere con precisione perché quel gruppo fosse lì, quali attività fossero previste, da chi fossero state autorizzate e con quale inquadramento formale. Sono passaggi che potrebbero cambiare il perimetro dell’intera vicenda.

Gli accertamenti della squadra mobile di Genova, delegata dalla Procura di Roma, si stanno muovendo anche dentro la documentazione universitaria. Gli investigatori avrebbero acquisito le comunicazioni di posta elettronica tra Monica Montefalcone e il Dipartimento di scienze della terra, dell’ambiente e della vita dell’Università di Genova. Quelle mail potrebbero contenere indicazioni sui programmi giornalieri, sulle attività di ricerca previste, sui contatti con l’ateneo e su eventuali autorizzazioni. Nel materiale finito all’attenzione degli inquirenti ci sarebbe anche un documento di missione con gli indirizzi scientifici del viaggio.

È proprio da queste carte che potrebbe arrivare una delle risposte più importanti. Se emergesse che la presenza di Monica Montefalcone e di Muriel Oddenino, assegnista di ricerca dello stesso ateneo, era collegata a una missione autorizzata o comunque riconducibile all’attività accademica, gli investigatori potrebbero valutare anche l’ipotesi dell’infortunio sul lavoro. Al momento resta un’ipotesi investigativa, da verificare attraverso atti, testimonianze e documenti, ma è uno dei punti su cui le famiglie chiedono chiarezza.

A rendere ancora più teso il clima c’è anche la vicenda dei profili rimossi dal sito dell’Università di Genova. Dopo la tragedia era scomparsa la pagina di Monica Montefalcone; nelle ultime ore sarebbe stata rimossa anche quella di Muriel Oddenino. L’università ha ricondotto la decisione a una procedura di natura amministrativa, ma la spiegazione non ha attenuato il disagio dei familiari. Carlo Sommacal, marito di Monica Montefalcone e padre di Giorgia Sommacal, anche lei tra le vittime, ha vissuto quel passaggio come un gesto difficile da comprendere nel pieno di un lutto devastante.

Il cuore dell’inchiesta resta comunque sott’acqua, negli ultimi minuti della spedizione. Gli elementi più importanti potrebbero arrivare dalle telecamere GoPro e dalla strumentazione utilizzata dai sub. Computer d’immersione, dati sui tempi, sulle profondità raggiunte, sui profili di risalita e sulle eventuali anomalie potrebbero aiutare gli esperti a ricostruire cosa sia accaduto prima dell’emergenza. Per ottenere quel materiale, però, sarà necessario attivare una rogatoria internazionale, perché una parte degli accertamenti passa dalle autorità estere competenti.

Nel frattempo, all’obitorio dell’ospedale di Gallarate, sono iniziati gli esami sui corpi. Le prime autopsie hanno riguardato il capobarca Gianluca Benedetti e Federico Gualtieri. Nelle ore successive toccherà anche a Monica Montefalcone, alla figlia Giorgia Sommacal e a Muriel Oddenino. I consulenti hanno disposto numerosi prelievi per gli esami istologici e tossicologici. Alcuni risultati potrebbero arrivare in tempi relativamente brevi, ma per la relazione completa servirà attendere: i periti hanno chiesto e ottenuto novanta giorni.

Soltanto dopo il nulla osta della Procura sarà possibile fissare i funerali, che potrebbero svolgersi entro la fine della settimana. Fino ad allora, le famiglie restano sospese tra il dolore e l’attesa di risposte. Risposte che dovranno arrivare da più fronti: dagli esami medico-legali, dai dati tecnici delle immersioni, dai documenti universitari e dalle eventuali autorizzazioni che potrebbero definire il reale contesto della missione.

Intanto, attorno alla memoria di Monica Montefalcone, si muovono anche gli studenti. Alcuni di loro hanno chiesto che il lavoro della docente non venga cancellato e che l’università realizzi una pagina dedicata alla sua attività, alla sua ricerca e al contributo dato all’ateneo. Se non sarà l’Università di Genova a ospitarla, spiegano, saranno loro a crearla. È il modo scelto da chi l’ha conosciuta in aula e sul campo per non ridurre la sua storia all’ultima immersione.

Gli studenti stanno anche pensando a un momento di raccoglimento in mare, davanti al Cristo degli Abissi, nelle acque di Camogli. Una preghiera collettiva, in un luogo simbolico per il mondo subacqueo ligure, per ricordare le cinque vittime e accompagnare una richiesta che, a questo punto, riguarda tutti: capire se quella tragedia sia stata soltanto un incidente in immersione o se dietro il viaggio alle Maldive ci fosse un’attività scientifica che oggi impone verifiche più profonde.


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